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	<title>nonni | Una Maia per amica</title>
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	<description>Ostetriche al fianco di ragazze, donne &#38; mamme</description>
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		<title>Io Mi Svezzo da Solo! Dialoghi sullo Svezzamento</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Feb 2019 18:08:35 +0000</pubDate>
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		<p style="text-align: justify;">Maia è tornata con una nuova recensione! Questa volta parliamo di un libro cardine di quello che l’autore stesso, pediatra esperto nella conduzione di incontri di accompagnamento alla nascita e fondatore di <em><a href="https://www.uppa.it/">Un pediatra per amico (UPPA)</a>, </em>definisce alimentazione complementare a richiesta.</p>
<p style="text-align: justify;">Sebbene il titolo sia “Io mi svezzo da solo! Dialoghi sullo svezzamento”, per Piermarini <a href="https://unamaiaperamica.it/consigli-per-le-mamme-il-loro-bambino/alimentazione-complementare-piccoli-bocconi-di-sopravvivenza/"><em>svezzamento </em></a>è un termine inappropriato, perché va ad indicare la necessità di allontanarsi da un vezzo, un vizio, quale è la tetta. Con <a href="https://unamaiaperamica.it/consigli-per-le-mamme-il-loro-bambino/alimentazione-complementare-piccoli-bocconi-di-sopravvivenza/"><em>alimentazione complementare a</em> <em>richiesta</em></a> invece è più chiaro l’instaurarsi di un continuum tra allattamento al seno a richiesta e introduzione di cibi solidi, che vanno ad apportare un’integrazione all’apporto nutrizionale che il latte materno, dopo i 6 mesi, continua a fornire ma in modo non completamente sufficiente. In questo libro è perciò espressa a gran voce l’importanza dell’allattamento al seno, anche dopo l’introduzione dei cibi solidi.</p>
<p style="text-align: justify;">Per dar voce al conflitto che i genitori, alle prese con il <a href="https://unamaiaperamica.it/consigli-per-le-mamme-il-loro-bambino/alimentazione-complementare-piccoli-bocconi-di-sopravvivenza/">divezzamento</a>, si ritrovano ad avere con se stessi, i parenti e i pediatri, l’autore decide di accompagnare il lettore attraverso piccole scenette tra una mamma e un papà immaginari, Candida e Tranquillo. Queste scene sono in grado di far nascere un sorriso, nonostante le difficoltà affrontate dai protagonisti siano reali. Infatti mediante i loro personaggi il pediatra vuole fare luce su tutte quelle indicazioni, non supportate da evidenze scientifiche, che i professionisti sanitari in primis, ma anche le case produttrici di alimenti per l’infanzia, i media e a volte, purtroppo, persino i parenti, spacciano come verità assolute e necessarie per poter affrontare il momento dell’introduzione dei cibi solidi, momento da loro dipinto come un’esecuzione alla ghigliottina in cui il bambino e i genitori si alternano vicendevolmente i ruoli di giustizieri e giustiziati.</p>
<p style="text-align: justify;">Per smantellare l’idea che il bambino non voglia mangiare perché in lui si è incarnato il demonio, l’autore analizza a fondo il quando, il cosa e il come procedere rispetto l’alimentazione complementare a richiesta.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda le tempistiche, vengono citate le raccomandazioni di UNICEF e OMS, indicati i riflessi che devono scomparire e le capacità che invece devono essere acquisite per poter iniziare un’alimentazione solida sicura: viene evidenziata soprattutto la necessità di considerare sempre la variabilità biologica che rende ogni bambino unico e diverso da tutti gli altri.</p>
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		<p style="text-align: justify;">Passando alla trattazione degli alimenti che si possono offrire, l’autore esprime un concetto, apparentemente molto semplice, ma purtroppo ancora troppo poco accettato: il bambino, al momento giusto e con il continuo apporto nutrizionale del latte materno (o ove non possibile, quello di formula), può mangiare tutto ciò che mangia una famiglia con abitudini alimentari sane. Smantella inoltre molti dei falsi miti riguardo gli alimenti sconsigliati e/o allergizzanti, e leggendo voi stessi questo libro, capirete quanto sia lontana la realtà attuale da quello che la scienza ci suggerisce.</p>
<p style="text-align: justify;">Proseguendo, attraverso la riscoperta di un passato in cui i bambini sono sopravvissuti e hanno portato avanti la specie a suon di latte di mamma e cibo della tavola, Piermarini sottolinea l’importanza di rendere protagonista il bambino, ascoltando e osservando le sue richieste e i suoi comportamenti, che dovrebbero rappresentare per i genitori che si approcciano al divezzamento l’unica guida reale, insieme al buon senso. Così facendo cerca di riscattare tutti quei momenti, dalla gravidanza fino alla crescita del bambino, in cui la relazione unica e intima tra genitore e bambino viene accantonata nel vano perseguimento di indicazioni imposte dall’alto, in un contesto di medicina prescrittiva, o di futili consigli di persone vicine ma troppo legate al loro passato o alle loro personali esperienze.</p>
<p style="text-align: justify;">Per poter ritornare ad essere protagonisti consapevoli del proprio percorso, è importante quindi avere delle conoscenze che impediscano di cadere in trappola. Non ci si deve affidare alla prima indicazione letta su una rivista ed è utile imparare a mettere in discussione anche quello che un professionista ci consiglia, non con la convinzione che voglia il nostro male o quello del nostro bambino, ma con l’idea che, se qualcosa che ci viene suggerito si rivela poi nella realtà difficile da perseguire, allora forse non è adatto a noi. Per creare un po’ di consapevolezza, l’autore fa perciò una trattazione riguardo gli alimenti e la piramide alimentare, utile non solo a chi si approccia all’alimentazione complementare, ma un po’ a tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, si concentra sui cambiamenti riguardo l’alimentazione, ma soprattutto le dosi e le porzioni, che la crescita di un bambino porta con sé. Anche qui viene un po’ ribadito il concetto di variabilità individuale, attraverso un’analisi delle criticità delle curve di crescita e della necessità di voler per forza rientrare nella media per sentirsi normali, abbandonando tutti quegli aspetti di semeiotica, o più semplicemente di osservazione, che un bambino in salute ci comunica, anche se magari mangia un po’ meno e non rientra nel 50° percentile.</p>
<p style="text-align: justify;">Per concludere viene fatto un piccolo riassunto dei contenuti fondamentali trattati nel libro, e qui viene fuori tutta l’esperienza educativa dell’autore: non è un buon momento formativo quello in cui non vengono riassunti i concetti fondamentali, perché come sappiamo, in un flusso di parole, poche sono le cose che davvero restano. E questo libro ha lo scopo di restare.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma quindi lo consigliamo? Come avete potuto leggere nell’introduzione, Maia lo reputa una lettura fondamentale, sia per i professionisti che per gli utenti. È irriverente, critico al punto giusto, molto informativo e soprattutto una fonte inesauribile di empowerment. A tal proposito, sul web abbiamo letto qualche critica riguardo al fatto che vengono date poche indicazioni/consigli concreti: la superiorità di questo libro rispetto a molti altri del settore è proprio questa! Un genitore non ha bisogno di indicazioni o metodi, ma seguendo il suo buon senso, informandosi attraverso fonti affidabili e, soprattutto, ascoltando il proprio bambino, saprà fare la cosa giusta! E per questo non possiamo che complimentarci con il dottor Piermarini!</p>
<p style="text-align: justify;">Vi auguriamo una buona lettura!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>A presto, Maia</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 10pt;"><em>*pics courtesy of the internet</em></span></p>
	</div>
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		<title>Sostegno alle madri: un diritto e un dovere.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[unamaiaperamica]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Jan 2019 10:04:20 +0000</pubDate>
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		<p style="text-align: justify;">Sempre più frequentemente nelle pagine di cronaca nera assistiamo al crollo di mamme che, in un momento di pieno sconforto, solitudine e disagio, fanno l’impensabile.</p>
<p style="text-align: justify;">La nascita di un bambino, infatti, viene dipinta come un momento di idilliaca felicità ed è difficile concepire che una mamma possa vivere situazioni così difficili da non riuscire ad essere pienamente felice. La maternità e il parto possono far riemergere dei vissuti complicati e magari sepolti da tempo, ma forse quello che fa più paura è la consapevolezza che la vita di quel bambino, con i suoi occhi dolci e soprattutto molto bisognosi, dipenderà in tutto e per tutto da noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle prime settimane è del tutto normale che una mamma provi tristezza e stanchezza, manifestate anche attraverso crisi di pianto e sbalzi d’umore (una manifestazione conosciuta come<em> baby blues</em>), a maggior ragione se nella quotidianità si viene inondate di critiche travestite da consigli, che altro non fanno che demoralizzare e abbattere. E spesso se una donna prova ad esternare il suo malessere le vengono affibbiate etichette che segnano la pelle come un marchio indelebile: “eh ma non riesci ad allattare? INCAPACE”; “ci sono donne che non riescono ad avere un bambino e tu ti lamenti? INGRATA”; “ma non vedi che non hai latte e il bimbo piange perché ha fame? INCOSCENTE”; “Ma è sempre attaccato alla tetta? Lo crescerai VIZIATO” …e potrei continuare ancora per molto.</p>
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		<p style="text-align: justify;">In queste situazioni una mamma non adeguatamente supportata non può far altro che nascondere le sue preoccupazioni e difficoltà, mascherandole con uno stanco sorriso. Ciò talora si traduce in risentimento e frustrazione nei confronti di un bambino che a volte si fa fatica a percepire come proprio, perché così lontano da quello che viene rappresentato dall’immaginario collettivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma se al contrario la mamma viene lasciata libera di esprimere i suoi sentimenti e soprattutto viene ascoltata e compresa, i sintomi del <em>baby blues</em> vanno via via scemando nel giro di poche settimane e, anzi, riesce lei stessa ad accettare e comprendere il suo nuovo ruolo di madre, non fatto di sola felicità.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sostegno che si può dare ad una mamma è un diritto e un dovere, e ci coinvolge tutti.</p>
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		<p style="text-align: justify;">Papà, nonni e nonne che state leggendo, la vostra presenza è oro: sostenete una mamma non lasciandola sola, con un esserci fatto di gesti di comprensione, di ascolto ma soprattutto di silenzio. È normale che una madre che allatta abbia sempre il bambino attaccato al suo seno o pianga perché è stanca, capitela e non scoraggiatela, anzi ogni tanto, al posto di un consiglio non richiesto, offrite un piatto caldo e un abbraccio di supporto. Una madre che invece non allatta non è una mamma peggiore o meno mamma, perché non si può mai sapere cosa ci sia dietro la sua scelta: quindi, non puntate subito il dito e ascoltate le sue ragioni, magari mentre la aiutate a sbrigare le faccende di casa o le regalate il tempo di farsi una doccia.</p>
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		<p style="text-align: justify;">E voi, amici e parenti, l’eccitazione che un cucciolo umano può portare è tanta, e sappiamo anche che non vedete l’ora di andare a sbirciare il suo dolce faccino: anche voi, però, potete sostenere una mamma, e per farlo non dovrete nemmeno alzarvi dal vostro divano, in quanto è buona cosa che stiate a casa vostra! Lei magari nemmeno vi ha invitato, e anche quando ciò accade ricordate che nella maggior parte dei casi lo fa perché è una persona educata e non vuole deludervi; ma quella stessa mamma, educata e premurosa, è anche molto stanca, la casa è sotto sopra, e in quei rari istanti in cui il bimbo non piange o è attaccato alla tetta/biberon, lei vorrebbe dedicare un attimo a se stessa.</p>
	</div>
</div>



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		<p style="text-align: justify;">E noi, professionisti, sosteniamo le mamme in primis attraverso un’adeguata informazione, rendendole consapevoli delle difficoltà che la maternità porta con sé e soprattutto fornendo strumenti concreti per superarle; offriamo il nostro aiuto senza giudicare, supportando le scelte di ognuna, perché lei e solo lei sa cosa è giusto per il suo bambino; osserviamo con occhio attento una mamma che è stanca, inappetente, triste e ha difficoltà a dormire, soprattutto se in passato ha avuto esperienze simili o se in famiglia ci sono casi di disturbi psicologici, poiché potremmo trovarci di fronte ad un caso di <em>depressione post partum </em>che va riconosciuto ed adeguatamente trattato.</p>
<p style="text-align: justify;">Società, Stati, Organizzazioni, aiutate a rendere più realistica la maternità, non trattate questi momenti delicati come dei tabù; raccontate storie di vita vere, di mamme che hanno affrontato tutto questo e che ce l’hanno fatta; fornite soluzioni concrete, facili e disponibili, ad esempio attraverso un’implementazione del supporto territoriale e a domicilio da parte di figure competenti.</p>
<p style="text-align: justify;">E voi mamme come potete sostenervi? Abbracciate le vostre emozioni, lasciate fluire le ondate di sentimenti che percorrono il vostro corpo, non vergognatevi di ridere e di piangere subito dopo, sfogatevi e soprattutto chiedete aiuto! E cosa più importante di tutte… supportate le altre mamme, non giudicate e non commentate chi fa una scelta diversa dalla vostra, perché tutte avete una cosa in comune: l’amore per il vostro bambino!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>A presto, Maia</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Credits and inspiration:</p>
<ul>
<li>Spandrio, R., Regalia, A., Bestetti, G. (2014). “<em>Fisiologia della nascita. Dai prodromi al post partum.</em>” Carocci Faber, Professioni sanitarie.</li>
<li>https://www.uppa.it/nascere/gravidanza-e-parto/depressione-post-partum-maternity-blues/</li>
</ul>
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