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	<title>linee guida | Una Maia per amica</title>
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	<description>Ostetriche al fianco di ragazze, donne &#38; mamme</description>
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		<title>Standard Internazionali per Promuovere la Salute Materno Feto-Neonatale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[unamaiaperamica]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Apr 2019 15:55:18 +0000</pubDate>
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		<p style="text-align: justify;">Buongiorno amanti della lettura!</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che oggi Maia vuole recensire non è un vero e proprio libro di narrativa o un articolo scientifico, ma qualcosa di diverso: siamo qui oggi per accorrere in aiuto di tutte/i quelle/gli Ostetriche/ci, e future/i Ostetriche/ci, che si trovano sommerse/i da un mare di linee guida sul travaglio, parto e post partum ma non sanno più dove mettere la testa! Come vi abbiamo detto nel nostro articolo <a href="https://unamaiaperamica.it/didattica/guida-alle-linee-guida/">Guida alle Linee Guida</a>, ne esistono davvero tante e spesso si può fare confusione! Se volete rinfrescarvi la memoria, lo trovate <a href="https://unamaiaperamica.it/didattica/guida-alle-linee-guida/">qui</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ebbene, cari e care, Maia è qui per indicarvi la via: nell’università dove abbiamo studiato i nostri cari predecessori insieme alle tutor hanno pensato bene di raggruppare le evidenze scientifiche date dalle maggiori linee guida ostetriche internazionali in un unico, essenziale, piccolo libricino che assolutamente ognuna di noi dovrebbe avere nella propria libreria!</p>
<p style="text-align: justify;">Di cosa stiamo parlando? Il testo si chiama <em>Standard Internazionali per promuovere la salute materno feto-neonatale</em> a cura delle ostetriche Simona Fumagalli, Elisabetta Colciago e Antonella Nespoli, in collaborazione con tante &#8211; ai tempi -studentesse che hanno contribuito alla redazione dei vari capitoli.</p>
	</div>
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		<p style="text-align: justify;">Di cosa si tratta?</p>
<p style="text-align: justify;">Questo libricino di una settantina di pagine racchiude in sé i pareri delle più importanti linee guida (<strong>WHO, NICE, Queensland Maternity and Neonatal Clinical Guidelines</strong>) riguardo ai quattro stadi del travaglio di parto, i quali ne definiscono appunto le rispettive sezioni:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><u>Capitolo I e II</u>: questi due primi capitoli vanno a definire il progetto che ha fatto nascere il libro e come si è strutturato e un quadro generale sugli aspetti dell’assistenza ostetrica in travaglio;</li>
<li><u>Capitolo III</u>: <em>Primo stadio del travaglio di parto – Fase Latente</em>. In questo capitolo, come avrete intuito, vengono messe a confronto le linee guida per definire la fase latente del travaglio, quale sia l’assistenza ostetrica adeguata e tanti altri aspetti come i modelli di assistenza, la valutazione, la sorveglianza del benessere materno-fetale, insomma, tutto ciò che concerne il midwifery management di questa fase;</li>
<li><u>Capitolo IV</u>: <em>Primo stadio del travaglio di parto – Fase Attiva</em>. Come sopra, anche qui si utilizzano le linee guida per definire la fase attiva e valutare ogni aspetto dell’assistenza ostetrica in questa importantissima fase, alternando ai puri dettagli della fisiologia della nascita anche le deviazioni da questa e il cammino clinico da intraprendere;</li>
<li><u>Capitolo V</u>: <em>Secondo stadio del travaglio di parto</em>. Come nei suddetti, con la differenza che parliamo del secondo stadio del travaglio: pertanto, non si definiscono semplicemente gli atti assistenziali adeguati, ma si trovano anche tutti quegli aspetti fisiologici e non che possono essere legati a questa fase delicata, come per esempio l’episiotomia, a fase attiva prolungata o l’alterazione del benessere materno-fetale;</li>
<li><u>Capitolo VI</u>: <em>Terzo stadio del travaglio di parto</em>. Parliamo sempre dell’assistenza ostetrica con tutte le definizioni del caso, dalla definizione di terzo stadio ai segni di distacco placentare e secondamento completo; vengono analizzate le diverse gestioni del terzo stadio e come esse vengono supportate dalle linee guida e, come in precedenza, le deviazioni da quella che è la fisiologia;</li>
<li><u>Capitolo VII</u>: <em>Quarto stadio del travaglio di parto</em>. Tutto ciò di cui sopra riguardante il quarto stadio, con particolare interesse alle informazioni da fornire alla donna e la cura della diade.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Per cui, come avete potuto leggere nel brevissimo riassunto qui sopra, questo libro contiene tutte le informazioni essenziali ad un’ostetrica nell’assistenza alla donna dal travaglio al post partum: la cosa più degna di nota di questa pubblicazione è sicuramente il fatto di mettere a confronto le diverse linee guida nei loro contenuti più specifici, così da permettere una vera e propria presa di coscienza delle diverse opinioni a livello mondiale e rendere magari più chiare le idee di chi non sa mai a chi fare riferimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Maia, quindi, consiglia vivamente a tutte le colleghe e i colleghi di fare un piccolo spazio sulla propria mensola per questo libricino ricco di informazioni! Buona lettura!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>A presto, Maia</em></p>
	</div>
</div>




			</div> 
		</div>
	</div> 
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		<title>Guida alle Linee Guida</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Mar 2019 12:55:57 +0000</pubDate>
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		<p style="text-align: justify;">Ciao a tutti gli studenti, i professionisti e i curiosi che sono finiti a leggere questo articolo: capiamoci, avete sbagliato a cliccare o anche voi ogni tanto vi sentite un po’ persi nella ricerca di letteratura aggiornata ed evidence based? Parlando soprattutto agli studenti, a volte succede anche a voi che i vostri professori o le ostetriche comincino a parlare per sigle e acronimi senza farvi più capire nulla? “Allora ragazzi oggi metteremo a confronto le voci di ACOG, RCOG e NICE, che dite?” – e da qui le facce da pesce lesso di chi pensa di aver sbagliato pianeta. Ecco, non disperate, ci siamo passate anche noi: è come andare in bicicletta, prima o poi si impara. E noi siamo qui per aiutarvi!</p>
<p style="text-align: justify;">Cercavate una guida <em>for dummies</em> sull’utilizzo delle linee guida? Eccola qui, in due paroline facili facili.</p>
	</div>
</div>



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</div>
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		<p style="text-align: justify;">Ma di cosa stiamo parlando? Una linea guida è un documento che contiene una serie di raccomandazioni validate e sviluppate in maniera sistematica a partire da conoscenze che si rinnovano costantemente per rimanere più aggiornate possibile: il loro scopo è quello di garantire un elevato standard di qualità delle indicazioni fornite e di conseguenza rendere appropriato un determinato comportamento.</p>
<p style="text-align: justify;">In parole spicce? È una collezione di evidenze scientifiche valide e aggiornate che permette a chi vi fa riferimento di erogare un’assistenza riconosciuta come ottimale dalla maggior parte degli enti in circolazione. È legge? No. È opportuno seguirle? Assolutamente sì.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo perché il tipo di assistenza descritto e auspicato è quello più appropriato: tuttavia, è ovvio che ogni struttura o azienda sanitaria che sia decida a quali linee guida fare riferimento e quanto a fondo, stipulando in base a questa scelta ognuna il proprio protocollo. E questo, per chi dipende dalla struttura in questione, non deve essere violato o disatteso, nonostante qualche volta possa scontrarsi coi più recenti aggiornamenti dell’evidenza scientifica.</p>
	</div>
</div>



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</div>
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		<p style="text-align: justify;">Vi starete chiedendo se esista un unico enorme manuale delle linee guida da cui attingere: purtroppo no, anche perché questi documenti vengono redatti in nazioni e continenti diversi.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora esistono linee guida diverse per tutti? Anche questo diciamo che è un ni, perché alla fine ognuno si riferisce ad una o all’altra linea guida, sottinteso che siano allo stesso livello sulla <em>piramide delle evidenze</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Vogliamo però sorprendervi affermando che, una volta entrati nel mondo delle linee guida, verrete a conoscenza del fatto che ne esistono per qualsiasi professione, ambito e argomento!</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto la fatidica domanda: quali sono le linee guida di riferimento per le ostetriche? Scopriamolo insieme.</p>
	</div>
</div>



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</div>
<div class="wpb_text_column wpb_content_element  vc_custom_1552649354757" >
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		<p style="text-align: justify;">Anche nel nostro “territorio” professionale esistono diverse voci che propongono evidenze scientifiche aggiornate a cui possiamo appellarci: tra queste troviamo documenti neozelandesi, inglesi, americani e molti altri. Da quello che Maia ha potuto toccare con mano, proprio i suddetti sono i paesi che <em>partoriscono</em> i documenti più famosi e accreditati. Tra questi, vi indichiamo:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><a href="https://www.nice.org.uk/">Linee Guida NICE</a> – National Institute for Health and Care Excellence: si tratta delle linee guida inglesi che per noi ostetriche hanno prodotto documenti fondamentali tra cui le linee guida <em><a href="https://www.nice.org.uk/Guidance/cg62">Antenatal Care</a>, <a href="https://www.nice.org.uk/guidance/cg190">Intrapartum Care </a></em>e <a href="https://www.nice.org.uk/guidance/qs37"><em>Postnatal Care</em></a> della gravidanza. Proprio da queste linee guida in Italia abbiamo tratto le <a href="http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_1436_allegato.pdf">Linee Guida SNLG-ISS (Sistema Nazionale per le Linee Guida- Istituto Superiore di Sanità) della Gravidanza Fisiologica</a>.</li>
<li>Linee Guida WHO (o OMS per noi italiani) – <a href="https://www.who.int/">World Health Organization (Organizzazione Mondiale della Sanità)</a>: l’OMS da sempre produce documenti di validità internazionale per la promozione della salute globale. In ambito ostetrico, ritroviamo le linee guida <a href="https://apps.who.int/iris/bitstream/handle/10665/260178/9789241550215-eng.pdf;jsessionid=357B84A2B59EC59AF981974E4D65BCAA?sequence=1"><em>WHO – Intrapartum Care for a Positive Childbirth Experience</em></a> per quanto riguarda travaglio, parto e post partum; per quanto riguarda l’allattamento al seno, OMS e UNICEF hanno prodotto una serie di documenti, a partire dai <a href="http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_1619_allegato.pdf"><em>Ten Steps to Succesful Breastfeeding</em></a> e oltre, validi in tutto il mondo come Standard Per la Comunità.</li>
<li><a href="https://www.acog.org/?IsMobileSet=false">Linee Guida ACOG</a> – American College ff Obstetricians and Gynaecologists: ovviamente parliamo delle line guida americane a cui, per esempio, nel Nord Italia si ispirano le strutture per quanto riguarda il monitoraggio del benessere fetale. Ma ACOG non è solo questo, infatti ho prodotto linee guida per ogni stadio della gravidanza, come NICE, e organizza eventi, incontri e rassegne in tutto il mondo.</li>
<li><a href="https://www.rcog.org.uk/en/guidelines-research-services/">Linee Guida RCOG</a> – Royal College of Obstetricians &amp; Gynaecologists: si tratta sempre di linee guida inglesi che come quelle NICE sono un punto di riferimento essenziale in ambito ostetrico rispetto le diverse sfaccettature e applicazioni della midwifery.</li>
<li><a href="https://www.midwife.org.nz/midwives/professional-standards/practice-guidelines/">New Zealand College of Midwives</a>: qui non c’è nessuna sigla, ma le linee guida della Midwifery Practice neozelandesi sono una bibbia per le ostetriche di tutto il mondo.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Anche in Italia abbiamo dei punti di riferimento, come <a href="https://www.sigo.it/">SIGO</a> (Società Italiana di Ostetricia e Ginecologia), <a href="https://www.slog.org/">SLOG</a> (Società Lombarda di Ostetricia e Ginecologia), <a href="https://www.sieog.it/">SIEOG</a> (Società Italiana di Ecografia Ostetrica e Ginecologica), <a href="https://www.aogoi.it/">AOGOI</a> (Associazione Ostetrici Ginecologici Ospedalieri Italiani) e, ovviamente, il Ministero della Salute.</p>
	</div>
</div>




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		<p style="text-align: justify;">Maia spera di avervi fatto da salvagente in questo tuffo nel mare delle linee guida! Per qualsiasi domanda o curiosità non esitate a commentare qui sotto o a scriverci tramite l’apposito form.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>A presto, Maia</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>*click on the pink links for the guidelines!</em></p>
	</div>
</div>




			</div> 
		</div>
	</div> 
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		<title>Bilirubinemia: l&#8217;Ittero Patologico</title>
		<link>https://unamaiaperamica.it/didattica/bilirubinemia-littero-patologico/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[unamaiaperamica]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Feb 2019 10:48:36 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="fws_673f8a69821ab"  data-column-margin="default" data-midnight="dark"  class="wpb_row vc_row-fluid vc_row"  style="padding-top: 30px; padding-bottom: 0px; "><div class="row-bg-wrap" data-bg-animation="none" data-bg-animation-delay="" data-bg-overlay="false"><div class="inner-wrap row-bg-layer" ><div class="row-bg viewport-desktop"  style=""></div></div></div><div class="row_col_wrap_12 col span_12 dark left">
	<div  class="vc_col-sm-12 wpb_column column_container vc_column_container col no-extra-padding"  data-padding-pos="all" data-has-bg-color="false" data-bg-color="" data-bg-opacity="1" data-animation="" data-delay="0" >
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<div class="wpb_text_column wpb_content_element  vc_custom_1550745878370" >
	<div class="wpb_wrapper">
		<p style="text-align: justify;">Buongiorno studenti, ostetriche, curiosi e curiose! Oggi Maia vi parla dell’ittero patologico, ossia quel tipo di iperbilirubinemia neonatale che differisce per caratteristiche, cura e complicanze dall’ittero fisiologico di cui abbiamo parlato nello scorso articolo (e se ve lo foste perso, lo trovate<a href="https://unamaiaperamica.it/didattica/bilirubinemia-littero-fisiologico/"> qui</a>).</p>
	</div>
</div>



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      </div>
    </div><div class="vc_separator wpb_content_element vc_separator_align_center vc_sep_width_100 vc_sep_pos_align_center vc_custom_1550694723678 vc_separator-has-text" ><span class="vc_sep_holder vc_sep_holder_l"><span  style="border-color:#f39daa;" class="vc_sep_line"></span></span><h4>Quali sono le Cause dell'Iperbilirubinemia?</h4><span class="vc_sep_holder vc_sep_holder_r"><span  style="border-color:#f39daa;" class="vc_sep_line"></span></span>
</div>
<div class="wpb_text_column wpb_content_element  vc_custom_1550694802131" >
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		<p style="text-align: justify;">Le cause principali di iperbilirubinemia neonatale sono diverse, tra cui:</p>
<p style="text-align: justify;">Aumentata produzione e/o sovraccarico di bilirubina dovuta a</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Elevato numero di globuli rossi e elevato contenuto di emoglobina</li>
<li>Ridotta vita media dei globuli rossi (90 giorni)</li>
<li>Circolo entero-epatico della bilirubina</li>
<li>Aumentata emolisi nelle Malattie emolitiche (es.: MEN Rh o ABO) e nelle emoglobinopatie (sferocitosi, ellissocitosi)</li>
<li>Bilirubina riassorbita da emorragie o cefaloematoma</li>
<li>Policitemia</li>
<li>Deficit di G6PD (glucosio-6-fosfato-deidrogenasi)</li>
<li>Infezioni (es.: sepsi, infezioni urinarie)</li>
<li>Farmaci (es.: eritromicina)</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Insufficiente metabolismo epatico della bilirubina</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Nel feto il fegato non riceve bilirubina da coniugare e dopo la nascita la captazione e la coniugazione della bilirubina devono essere indotte dalla bilirubina stessa e richiedono tempo (48-72 ore). Il tempo di induzione è maggiore nei neonati pretermine e in alcune patologie come l’ipotiroidismo congenito.</li>
<li>Sindrome di Crigler-Najjar</li>
<li>Sindrome di Gilbert</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Diminuita escrezione di bilirubina con la bile</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Ritardata emissione di meconio che porta ad un aumento del riassorbimento di bilirubina attraverso il circolo entero-epatico</li>
<li>Insufficiente assunzione di latte materno con disidratazione nei primi giorni di vita</li>
<li>Colestasi secondaria ad infezione epatica (es.: sepsi, infezione virale, toxoplasmosi) che causa ostruzione delle vie biliari intraepatiche</li>
<li>Atresia delle vie biliari</li>
<li>Malattie congenite del metabolismo (es.: galattosemia)</li>
<li>Anomalie cromosomiche (es.: trisomia 18 e 21)</li>
<li>Farmaci (es.: eritromicina, corticosteroidi)</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Molti fattori sono stati associati ad un maggior rischio di iperbilirubinemia e devono essere presi in considerazione nella valutazione clinico-diagnostica:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Prematurità (età gestazionale &lt; 37 settimane)</li>
<li>Ittero precoce (nelle prime 24 ore di vita)</li>
<li>Allattamento al seno esclusivo</li>
<li>Storia familiare di ittero (fratello trattato con fototerapia)</li>
<li>Emorragie cutanee e/o cefaloematoma</li>
<li>Applicazione di ventosa ostetrica</li>
<li>Macrosomia in neonato da madre diabetica</li>
<li>Sesso maschile</li>
<li>Etnia (Asiatici, Ispanici e Sud Americani)</li>
</ul>
	</div>
</div>



<div class="vc_separator wpb_content_element vc_separator_align_center vc_sep_width_100 vc_sep_pos_align_center vc_custom_1550695021004 vc_separator-has-text" ><span class="vc_sep_holder vc_sep_holder_l"><span  style="border-color:#f39daa;" class="vc_sep_line"></span></span><h4>Perchè la Differenza Rispetto alle 24 Ore?</h4><span class="vc_sep_holder vc_sep_holder_r"><span  style="border-color:#f39daa;" class="vc_sep_line"></span></span>
</div>
<div class="wpb_text_column wpb_content_element  vc_custom_1550694993116" >
	<div class="wpb_wrapper">
		<ul style="text-align: justify;">
<li>compare prima delle 24 ore di vita (non nasce col caratteristico colore giallo perché fino a quel momento la madre “pulisce” per lui l’eccesso di bilirubina)</li>
<li>la bilirubinemia supera spesso i 15 mg/dl (259 μmol/L)</li>
<li>può prolungarsi oltre i primi 14 giorni di vita nel neonato a termine e oltre i primi 21 nel pretermine</li>
<li>velocità di incremento di bilirubina: &gt; 5 mg/die</li>
<li>richiede sempre il trattamento (solitamente fototerapia)</li>
</ul>
	</div>
</div>



<div class="vc_separator wpb_content_element vc_separator_align_center vc_sep_width_100 vc_sep_pos_align_center vc_custom_1550695124507 vc_separator-has-text" ><span class="vc_sep_holder vc_sep_holder_l"><span  style="border-color:#f39daa;" class="vc_sep_line"></span></span><h4>Complicazioni da Iperbilirubinemia</h4><span class="vc_sep_holder vc_sep_holder_r"><span  style="border-color:#f39daa;" class="vc_sep_line"></span></span>
</div>
<div class="wpb_text_column wpb_content_element  vc_custom_1550696320159" >
	<div class="wpb_wrapper">
		<p style="text-align: justify;">L’ittero può diventare pericoloso quando la concentrazione sierica della bilirubina non coniugata diventa tanto elevata da causare un danno alle strutture del sistema nervoso centrale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rischio di danno neurologico da bilirubina dipende da:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Concentrazione sierica della bilirubina totale: più elevata la concentrazione maggiore la possibilità che bilirubina libera possa entrare nelle cellule cerebrali. Nei neonati a termine normali il livello di bilirubinemia può divenire pericoloso in presenza di cofattori di rischio per valori &gt;350 μmol/l (20,5 mg/dl) mentre per i neonati pretermine lo è per valori &gt; 255 μmol/l (15 mg/dl)</li>
<li>Età gestazionale: più bassa è l’età gestazionale e maggiore è la possibilità del danno per la maggiore permeabilità della barriera emato-encefalica</li>
<li>Età postnatale: l’incremento maggiore della bilirubinemia si ha nei primi 2-3 giorni di vita e il rischio può essere maggiore in questo periodo, mentre la maturazione della barriera ematoencefalica avviene nell’arco di due settimane.</li>
<li>Presenza di fattori favorenti la permeabilità della barriera emato-encefalica:
<ul>
<li>Asfissia grave (Indice di Apgar &lt; 7 a 1’ e a 5’)</li>
<li>Ipotermia grave (temperatura corporea &lt; 36 °C per più di 6 ore)</li>
<li>Insufficienza respiratoria grave (RDS, SAM, Polmonite)</li>
<li>Acidosi grave e prolungata (pH &lt; 7,20 per più di 6 ore)</li>
<li>Ipoglicemia grave (glicemia &lt; 45 mg/dL per più di 12 ore)</li>
<li>Emolisi grave</li>
<li>Sepsi e/o meningite</li>
<li>Patologia neurologica non malformativa</li>
<li>Farmaci che interferiscono sul legame albumina-bilirubina</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come si può prevenire il danno acuto da bilirubina (ABE)? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">La prevenzione si ottiene evitando il raggiungimento di elevati livelli di bilirubinemia con le seguenti strategie:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Alimentazione precoce (meglio al seno) per ridurre il calo ponderale, la disidratazione e il circolo entero-epatico della bilirubina</li>
<li>Riconoscimento precoce di valori critici di bilirubinemia</li>
<li>Adeguato trattamento con la fototerapia (vedi oltre)</li>
<li>Trattamento con le immunoglobuline in caso di MEN Rh o ABO, ancorchè la loro efficacia sia dibattuta</li>
<li>Exsanguinotrasfusione (EXT) quando indicato (vedi oltre).</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Una delle principali cause di ittero patologico è la malattia emolitica neonatale. Esistono globuli rossi di diversi tipi sia per gruppo sanguigno che per fattore Rhesus: la differenza è data dalla presenza di antigeni sulla superficie.</p>
	</div>
</div>



<div class="vc_separator wpb_content_element vc_separator_align_center vc_sep_width_100 vc_sep_pos_align_center vc_custom_1550695195180 vc_separator-has-text" ><span class="vc_sep_holder vc_sep_holder_l"><span  style="border-color:#f39daa;" class="vc_sep_line"></span></span><h4>Malattia Emolitica Neonatale da Sistema Rh</h4><span class="vc_sep_holder vc_sep_holder_r"><span  style="border-color:#f39daa;" class="vc_sep_line"></span></span>
</div>
<div class="wpb_text_column wpb_content_element  vc_custom_1550695207725" >
	<div class="wpb_wrapper">
		<p style="text-align: justify;">I problemi insorgono per l’incompatibilità da fattore Rhesus (Rh), in particolare in una donna con Rh negativo e feto/neonato Rh positivo. Se il sangue il sangue materno entra in contatto con quello fetale, che sia al parto o per altre incombenze, sviluppa anticorpi contro gli antigeni Rh. Per prevenire questo evento ad oggi viene proposta alle donne in gravidanza con gruppo negativo l’immunoprofilassi, che ha praticamente permesso di sconfiggere la MEN-Rh nel mondo occidentale.  La malattia emolitica neonatale è difatti causa di un ittero estremamente pericoloso: il feto comincia sin dalla gravidanza l’emolisi, nel momento in cui si immunizza, e ciò lo porta a condizioni anemiche e iperbilirubinemiche che se non individuate precocemente possono condurre alla morte.</p>
<p style="text-align: justify;">NB: nella madre Rh- esiste anche il problema dell’immunizzazione da gravidanze precedenti!</p>
	</div>
</div>



<div class="vc_separator wpb_content_element vc_separator_align_center vc_sep_width_100 vc_sep_pos_align_center vc_custom_1550695236855 vc_separator-has-text" ><span class="vc_sep_holder vc_sep_holder_l"><span  style="border-color:#f39daa;" class="vc_sep_line"></span></span><h4>Malattia Emolitica Neonatale da Sistema AB0</h4><span class="vc_sep_holder vc_sep_holder_r"><span  style="border-color:#f39daa;" class="vc_sep_line"></span></span>
</div>
<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
	<div class="wpb_wrapper">
		<p style="text-align: justify;">I problemi, in questo caso, insorgono nel momento in cui a madre è di gruppo sanguigno 0 e il feto/neonato A o B. Il passaggio e l’immunizzazione avvengono nelle ultimissime fasi della gravidanza (è impossibile fare diagnosi prenatale). La diagnosi è postnatale e viene fatta tramite test di Coombs, che va a testare se sulla superficie dei globuli rossi fetali sono adesi gli anticorpi materni.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre nell’ittero patologico scatenato da malattia emolitica neonatale da fattore Rh è sempre necessaria l’exsanguinotrasfusione, quello provocato dall’incompatibilità del sistema AB0 è meno grave e spesso è sufficiente solo la fototerapia.</p>
	</div>
</div>



<div class="vc_separator wpb_content_element vc_separator_align_center vc_sep_width_100 vc_sep_pos_align_center vc_custom_1550696011294 vc_separator-has-text" ><span class="vc_sep_holder vc_sep_holder_l"><span  style="border-color:#f39daa;" class="vc_sep_line"></span></span><h4>Kernicterus</h4><span class="vc_sep_holder vc_sep_holder_r"><span  style="border-color:#f39daa;" class="vc_sep_line"></span></span>
</div>
<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
	<div class="wpb_wrapper">
		<p style="text-align: justify;">Malattia acuta legata al passaggio della bilirubina nei gangli della base, con un impatto principalmente sul tono muscolare: il neonato va incontro ad una condizione di stupore, ipotonia, non mangia più. Oppure può presentare manifestazioni opposte: diventa ipertonico, presenta febbre, opistotono (=condizione di tono muscolare aumentato al punto che quando il neonato viene posto sul letto, la sua colonna vertebrale forma una specie di arco: appoggia con la pianta dei piedi e con la testa, quindi la schiena risulta interamente sollevata).</p>
<p style="text-align: justify;">La prognosi:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>morte (in fase acuta, se l’ittero è elevatissimo, ma non ci sono più molti casi)</li>
<li>esiti gravi, come paralisi cerebrale, sordità, ritardo mentale, coreo-atetosi (=manifestazione neurologica che si manifesta con movimenti involontari, come tremori o movimenti degli arti incoordinati, spesso associata a ritardo mentale).</li>
</ul>
	</div>
</div>



<div class="vc_separator wpb_content_element vc_separator_align_center vc_sep_width_100 vc_sep_pos_align_center vc_custom_1550696036411 vc_separator-has-text" ><span class="vc_sep_holder vc_sep_holder_l"><span  style="border-color:#f39daa;" class="vc_sep_line"></span></span><h4>Terapia</h4><span class="vc_sep_holder vc_sep_holder_r"><span  style="border-color:#f39daa;" class="vc_sep_line"></span></span>
</div>
<div class="wpb_text_column wpb_content_element  vc_custom_1550696109121" >
	<div class="wpb_wrapper">
		<p style="text-align: justify;">Sono state elaborate delle linee guida in cui sono raccolte tutte le norme, compresi i valori soglia con cui iniziare una terapia, che impediscono di giungere a queste complicazioni per l’ittero.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono 2 armi terapeutiche principali: una è la fototerapia, l’altra l’exanguinotrasfusione.</p>
	</div>
</div>



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      </div>
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</div>
<div class="wpb_text_column wpb_content_element  vc_custom_1550696348400" >
	<div class="wpb_wrapper">
		<p style="text-align: justify;">La fototerapia è la pratica più comunemente usata. La luce di una determinata lunghezza d’onda è in grado di indurre nella bilirubina un’isomerizzazione che trasforma la bilirubina non coniugata in composti idrosolubili (lumirubina e fotobilirubina) che vengono escreti con la bile senza necessità di coniugazione epatica; vengono quindi usate lampade fluorescenti che producono questa luce intensa, solitamente bianca o blu, e possono essere convenzionali o LED.</p>
<p style="text-align: justify;">Ne esistono, infatti, diversi tipi: alcune vengono poste direttamente sopra al neonato, altre si trovano sotto alla superficie del letto (“biliblanket”), altre possono essere una combinazione delle due. In ogni caso, è opportuno che il neonato abbia la maggior superficie cutanea esposta alla luce in questione a meno di 40 cm di distanza, quindi solitamente lo si ripone in culla circondato da telini bianchi (così da riflettere al meglio la luce) con indosso eventualmente solo il pannolino e delle mascherine protettive per gli occhi, per evitare lesioni retiniche, che devono essere rimosse periodicamente (ai pasti) per controllare eventuali infezioni e per permettere il rapporto visivo con la madre o l’operatore. Cambiare il decubito del neonato per aumentare l’esposizione cutanea alla luce non migliora l’efficacia della fototerapia. Durante il trattamento è necessario monitorare la temperatura corporea del neonato e favorire il contatto con la madre.</p>
<p style="text-align: justify;">Per sapere quando iniziare la fototerapia esistono dei grafici detti <em>nomogrammi</em> che indicano la soglia massima di bilirubinemia per ora di vita: oltre il valore dettato dalla curva e indicato iniziare la fototerapia, differenziandola per epoca gestazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">La fototerapia prosegue in maniera continua, scoraggiando l’intermittenza, fino a che i valori si riducono: tuttavia, occorre prestare particolare attenzione poiché a fototerapia sospesa può essere che ci sia un picco, solitamente di un paio di punti di bili, detto rebound.</p>
<p style="text-align: justify;">La fototerapia può avere degli effetti collaterali, quali:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>disidratazione</li>
<li>lesioni corneali (ulcera cornata)</li>
<li>ipo/ipertermia</li>
<li>interferenza col bonding</li>
<li>calo ponderale eccessivo</li>
<li>“Bronze baby syndrome”</li>
</ul>
	</div>
</div>



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</div>
<div class="wpb_text_column wpb_content_element  vc_custom_1550696661822" >
	<div class="wpb_wrapper">
		<p style="text-align: justify;">L’exsanguinotrasfusione è un metodo di riduzione della bilirubinemia più drastico, usato nei casi in cui la fototerapia non porta risultati, per evitare i casi di ABE (acute bilirubine encephalopaty) o per le MEN-Rh e MEN-AB0. Il nomogramma di riferimento per l’inizio di questa terapia ha quindi valori più alti.</p>
<p style="text-align: justify;">È opportuno che i criteri per l’esecuzione dell’EXT siano standardizzati in funzione dell’età gestazionale e dell’età postnatale del paziente. L’EXT va eseguita, dopo aver ottenuto il consenso informato dei genitori, in un reparto intensivo con monitoraggio durante e dopo l’intervento e con la possibilità di attuare tutte le manovre rianimatorie che si rendano necessarie.</p>
<p style="text-align: justify;">L’exanguinotrasfusione consiste in un “ricambio” del sangue del neonato: per farlo, vengono presi due vasi, arteria e vena ombelicali, e dalla prima vengono prelevati lentamente 5cc di sangue che vengono buttati, mentre dalla seconda ne vengono reintrodotti altrettanti di sangue “pulito”.</p>
<p style="text-align: justify;">In totale vengono tolti e trasfusi alternativamente i 5 cc fino a scambiare il doppio del volume sanguigno (volume ematico del neonato: 70 ml per kg, quindi vengono trasfusi circa 140 ml/kg).</p>
	</div>
</div>



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      </div>
    </div>
<div class="wpb_text_column wpb_content_element  vc_custom_1550696855477" >
	<div class="wpb_wrapper">
		<p style="text-align: justify;">Al momento della dimissione è importante che a tutti i neonati venga misurata la bilirubina transcutanea, questo perché attualmente il rientro a casa della diade madre-neonato è molto precoce ed abbiamo visto che il picco di bilirubina avviene tra il terzo e il quarto giorno di vita; inoltre, l’iperbilirubinemia è una delle cause più frequenti di rientro in pronto soccorso.</p>
<p style="text-align: justify;">Maia spera di avervi chiarito le idee rispetto le differenze tra <a href="https://unamaiaperamica.it/didattica/bilirubinemia-littero-fisiologico/">ittero fisiologico</a> e ittero patologico. In caso contrario, per domande o perplessità scriveteci qui sotto o agli indirizzi nella pagina <a href="https://unamaiaperamica.it/contatti/">Contatti</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>A presto, Maia</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Credits:</p>
<p style="text-align: justify;">Società Italiana di Neonatologia, a cura di Romagnoli, C., Dani, C., Pratesi, S., Raimondi, F., Capasso, L., Zecca, E. (2013). <em>Task Force per l’iperbilirubinemia neonatale. Raccomandazioni per il trattamento dell’iperbilirubinemia neonatale</em>. Biomedia, Milano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt;"><em>*pics courtesy of the internet</em></span></p>
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