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	<title>capezzoli introflessi | Una Maia per amica</title>
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	<description>Ostetriche al fianco di ragazze, donne &#38; mamme</description>
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		<title>Patologie del Seno in Allattamento: Quali Sono e Come Intervenire (Parte 1)</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Mar 2019 12:57:27 +0000</pubDate>
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		<p style="text-align: justify;">Studenti e lettori curiosi, ben tornati!</p>
<p style="text-align: justify;">Come saprete, la mammella è una ghiandola esocrina, organizzata in lobi e lobuli, la cui unità fondamentale è l’alveolo, al cui interno viene prodotto il latte. Questo, trasportato nei dotti, fuoriesce dal capezzolo. Poiché l’anatomia di questa ghiandola è articolata, diverse saranno anche le patologie e le problematiche che possono svilupparsi durante l’allattamento. Oggi analizzeremo quelle legate al capezzolo, mentre prossimi articoli tratteremo quelle legate alla ghiandola mammaria in toto o ad alcuni suoi componenti.</p>
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</div>
<div class="wpb_text_column wpb_content_element  vc_custom_1552504051405" >
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		<p style="text-align: justify;">I capezzoli introflessi consistono di una caratteristica anatomica congenita che si manifesta con dotti galattofori troppo brevi e con la presenza di tessuto fibroso all&#8217;interno del capezzolo.</p>
<p style="text-align: justify;">I capezzoli piatti o invertiti possono essere di diversi tipi, a seconda che il problema si presenti su entrambi i seni (bilaterale) o solo su uno (unilaterale) e secondo il grado dell’introflessione.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei casi di capezzoli solo leggermente introflessi (<em>retrattili o ombelicati</em>) un bimbo con normali capacità di suzione non avrà grossi problemi ad attaccarsi al seno, basterà aiutarlo a posizionarsi correttamente e ad afferrare una buona porzione dell’areola. Con introflessione moderata o grave potrebbe invece essere compromesso l’instaurarsi dell’allattamento in quanto il capezzolo si ritrae proprio in seguito allo stimolo esercitato dalla suzione dell’areola.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Come intervenire?</em></p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>supportare con particolare attenzione la donna che allatta fornendole maggiore rassicurazione (spiegare che il bambino può incontrare delle difficoltà perché anche lui deve imparare);</li>
<li>favorire una buona posizione e un buon attacco (suggerire posizioni come la presa a “rugby” o di “transizione” e controllare che il labbro inferiore e il mento siano ben adesi alla mammella);</li>
<li>suggerire di modificare delicatamente la forma del capezzolo (farla diventare a cono o a sandwich) per stimolare l’estroflessione del capezzolo prima di ogni poppata, attraverso diversi accorgimenti: aiutandosi con una presa a C per facilitare l&#8217;attacco del neonato e massaggiando con le mani i capezzoli; utilizzando il mastosuttore che eserciti una blanda trazione sul capezzolo; servendosi del metodo della siringa invertita;</li>
<li>suggerire di aspettare che la bocca del bambino sia ben aperta prima di portarlo al seno;</li>
<li>può essere necessario spremere il latte e darlo con una tazzina mentre il neonato impara l&#8217;attacco e la suzione dal seno;</li>
<li>prestare attenzione al corretto svuotamento del seno per prevenire l’ingorgo, perché renderebbe ancora più difficile l&#8217;attacco;</li>
<li>I paracapezzoli di silicone potrebbero esser un ausilio, ma solo come mezzo per facilitare l’attacco: il capezzolo infatti è necessario esclusivamente ad attivare il riflesso di suzione quando prende contatto con il palato; una volta avviato il riflesso, i paracapezzoli quindi si possono rimuovere (ricordiamo che il bambino si attacca all’<strong>areola</strong> non al capezzolo!).</li>
</ul>
	</div>
</div>



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</div>
<div class="wpb_text_column wpb_content_element  vc_custom_1552042768053" >
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		<p style="text-align: justify;">Le ragadi sono piccole lesioni della cute del capezzolo o dell&#8217;areola che possono comparire durante l&#8217;allattamento: possono rappresentare un semplice fastidio temporaneo e sparire dopo qualche giorno, oppure possono aggravarsi fino a sanguinare, causando così forti dolori quando il bambino si attacca; possono rendere così difficile il proseguimento corretto dell’allattamento e predisporre ad un maggior rischio di infezioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Le ragadi si manifestano con un dolore avvertito all&#8217;inizio della poppata che diminuisce con il progredire e/o termine della poppata stessa e con l’obbiettivata presenza di piccoli tagli che possono sanguinare.</p>
<p style="text-align: justify;">Le cause sono diverse, prima fra tutte una scorretta posizione o scorretto attacco che hanno portato il neonato a succhiare in modo inadeguato (al termine della poppata potremmo notare un capezzolo a “punta di rossetto”, quindi non omogeneo). Per questo motivo tutte quelle condizioni che portano ad una posizione, attacco e suzione inadeguati, come ingorghi e capezzoli piatti/invertiti, predispongono all’insorgenza di ragadi.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, quando il bambino viene staccato dal seno senza prima interrompere la suzione, c’è il rischio che incominci a ciucciare solo il capezzolo, e questa suzione superficiale causa la ragade. Anche un neonato con una suzione disorganizzata (a causa ad esempio di alcune malattie) o con anchiloglossia (frenulo linguale breve) può favorire questa condizione.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, un uso prolungato di copricapezzoli o coppette assorbilatte bagnate, un’eccessiva igiene anche con prodotti aggressivi (saponi e/o creme), possono contribuire alla formazione di ragadi poichè sono una fonte costante di umidità che rende più sensibile il capezzolo, eliminando la protezione lipidica che i tubercoli del Montgomery producono per idratare la cute di seno e capezzoli.</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Come intervenire?</em></p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>correggere la causa (per esempio osservare la poppata e migliorare posizione e attacco);</li>
<li>non limitare la frequenza delle poppate e tantomeno smettere di allattare per far riposare il seno;</li>
<li>rassicurare la donna che il dolore può guarire e si può prevenire in futuro;</li>
<li>suggerire l&#8217;applicazione di latte spremuto manualmente dopo ogni poppata per lubrificare e ammorbidire i tessuti e facilitare la cicatrizzazione;</li>
<li>applicare un impacco caldo al seno prima delle poppate per stimolare il riflesso ossitocico, che faciliterà attacco e suzione e permetterà alla donna di sentire meno dolore;</li>
<li>iniziare ogni poppata dal seno meno colpito;</li>
<li>se il bambino si addormenta durante la poppata e non succhia attivamente pur rimanendo attaccato, staccarlo dolcemente dal seno aiutandosi con un dito;</li>
<li>lavare i capezzoli una sola volta al giorno per una normale igiene e non ad ogni poppata;</li>
<li>evitare sapone, unguenti e creme sui capezzoli ;</li>
<li>l&#8217;uso dei paracapezzoli va evitato perché non è dimostrata l&#8217;efficacia nella prevenzione delle ragadi (anzi il materiale di cui sono composti può causare irritazione e sfregamento, l’accumulo di latte nel paracapezzolo crea un terreno fertile per ospitare agenti patogeni);</li>
<li>limitare l’uso di copricapezzoli e coppette assorbilatte (o comunque non indossarle troppo a lungo) e anzi lasciare i capezzoli all’aria dopo la poppata per evitare il ristagno di umidità.</li>
</ul>
	</div>
</div>



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</div>
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		<p style="text-align: justify;">Il fenomeno di Raynaud (solitamente congenito) consiste in uno stato patologico caratterizzato da <em>vasospasmi</em> episodici dei vasi sanguigni periferici, con riduzione del flusso di sangue alle regioni coinvolte, seguiti da vasodilatazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo spasmo, provocato in genere dall’esposizione al freddo e/o stress emotivo, genera dolore nel momento in cui riprende la circolazione (si possono percepire come delle piccole scosse o formicolii). Tale fenomeno si manifesta soprattutto nelle dita di mani e piedi ma può comparire anche in allattamento, spesso anche in seguito ad un attacco inadeguato del neonato al seno, che costringe il capezzolo a comprimersi contro il palato duro del lattante. Il fenomeno interessa entrambi i capezzoli e provoca fitte dolorose e bruciori che possono perdurare fino ad un’ora dopo la poppata.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che caratterizza il fenomeno è un cambiamento del colore del capezzolo in modo trifasico: inizialmente il capezzolo sarà bianco (<em>fase ischemica</em>), successivamente blu (<em>fase cianotica</em>) e infine rosso (<em>fase eritematosa</em>). È importante saper individuare questa patologia poiché il dolore è così intenso da rappresentare una delle cause di interruzione dell’allattamento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Come intervenire?</em></p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Eseguire una buona anamnesi, per capire se vi è una storia personale/familiare di questa patologia;</li>
<li>Indagare se la problematica si acutizza con il freddo, se interessa entrambi i capezzoli e se questi cambiano colore prima e dopo la poppata;</li>
<li>Consigliare alla donna di smettere di fumare, attraverso un buon counselling antitabagico che sottolinei alla donna gli effetti negativi del fumo in allattamento e ricordando che la nicotina vasocostringe ulteriormente i vasi periferici;</li>
<li>Consigliare di evitare brusche variazioni di temperatura (quindi suggerire di allattare in un luogo sufficientemente caldo e di asciugare il capezzolo al termine della poppata);</li>
<li>Suggerire di evitare sostanze, come la caffeina, che possono scatenare il vasospasmo;</li>
<li>Se il vasospasmo è generato da un attacco scorretto, sostenere la donna per correggerlo;</li>
<li>È stata dimostrata l’efficacia dei calcio-antagonisti, come la nifedipina, nel trattamento, poiché agiscono dilatando i vasi sanguigni periferici e aumentando il flusso di sangue.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Con questo approfondimento Maia vi apre le porte del mondo delle patologie della mammella e spera la seguiate in questo cammino!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>A presto, Maia</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Credits:</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;">Bettinelli, M.B., Giusti, A.<a href="http://www.ginecologo-ostetrica.it/wp-content/uploads/2017/05/AS_1Allattamento_al_seno_tra_arte_scienza_natura.pdf"><em> Allattamento al seno: tra arte, scienza e natura. Guadagnare salute dossier. </em></a>Zadig editore.</li>
<li style="text-align: justify;"><a href="https://unamaiaperamica.it/libreria/allattare-un-gesto-damore-di-tiziana-catanzani-paola-negri/">Catanzani, T., Negri, P. (2015).<em> Allattare: un gesto d’amore. </em>Bonomi Editore, Pavia.</a></li>
</ul>
	</div>
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