Rieccoci signore e signorine al nostro appuntamento con le infezioni vaginali! Nel precedente articolo vi abbiamo parlato della differenza tra vaginite e vaginosi, soffermandoci poi su quest’ultima: oggi parleremo di candida (candidiasi o candidosi vulvovaginale), perciò se siete qui per cercare di capire che cosa siano quelle perdite strane che avete da qualche giorno, cosa vi causi quel prurito, quel bruciore quando fate pipì, il dolore e il disagio ai rapporti, e non vi sembrano simili a ciò che verrà descritto di seguito, vi consigliamo di leggere attentamente anche il precedente articolo!
Infatti, come abbiamo sottolineato in precedenza, la diagnosi differenziale è fondamentale per curarvi al meglio e scrollarvi di dosso questi fastidiosi disturbi!
La Candidosi Vulvovaginale
Anche la candida, come la vaginosi batterica, è una delle infezioni vaginali più diffuse e rientra nelle Malattie Sessualmente Trasmesse (anche se non tutti sono d’accordo su questo aspetto): essa colpisce circa il 70% delle donne almeno una volta nella vita e circa il 20% delle donne in gravidanza; non solo, questo fungo può essere trasmesso anche agli uomini, trattandosi appunto di una MST, perciò ometti, leggete anche voi!
L’infezione è causata da questo microrganismo, solitamente della specie Candida Albicans, che è un fungo normalmente presente in maniera inoffensiva, ossia come saprofita, nel nostro organismo, in particolare nell’apparato gastrointestinale.
In alcune condizioni, però, il fungo può passare dalla forma di saprofita a quella di agente infettivo: quando può accadere? Ad esempio, dopo una terapia antibiotica che, come spiegato nell’articolo precedente, va a distruggere la flora batterica “buona” sia a livello intestinale che vaginale, lasciando indifeso l’ambiente; più in generale, quando le difese immunitarie sono più deboli, come durante un periodo di malattia o in caso di immunodeficienza; in alcuni casi, anche l’uso di contraccettivi orali può contribuire; anche durante il ciclo mestruale si può essere più suscettibili all’insorgere dell’infezione grazie al cambiamento del pH vaginale; oppure ancora, in caso di stress intenso o in particolari condizioni metaboliche o glicemiche, come ad esempio il diabete mellito. Ma, essendo una MST, anche i rapporti non protetti possono causare l’infezione, albergando le spore del fungo a livello prepuziale nell’uomo, anche in quello asintomatico. Inoltre, esistono dei comportamenti abituali che possono contribuire alla proliferazione del fungo, tra cui:
- Indossare biancheria intima in microfibra e vestiti molto attillati che non lasciano traspirare la pelle;
- Utilizzare assiduamente salvaslip, in particolare non quelli di cotone;
- Utilizzare detergenti aspecifici per l’igiene intima, eseguendo quest’ultima troppo assiduamente o troppo di rado;
- Scambiare abitualmente la biancheria da bagno con un’altra persona;
- Frequentare ambienti a rischio come piscine e spiagge;
- Consumare zuccheri e lieviti in maniera non controllata.
Vogliamo ricordare, poi, che non esiste solo la Candida Albicans, nonostante sia la più diffusa: infatti, questo microrganismo ha diverse declinazioni, come la Candida Glabrata e altre specie non-albicans, come la Candida Krusei, la Candida Dubliniensis o la Candida Auris. Questi funghi, a livello sistemico, in forme invasive ad alta carica infettiva possono essere addirittura letali, andando ad infettare diversi organi e apparati.

Sintomi
I principali sintomi dell’infezione da candida vaginale possono comparire anche dopo qualche tempo dall’inizio della proliferazione fungina. Questi includono:
- Perdite bianche dense, tipo “latte cagliato”, alle volte grigiastre, solitamente abbondanti con attecchimento alle pareti vaginali, non maleodoranti;
- Forte prurito a livello vulvare e vaginale, in particolare a livello della commissura vulvare posteriore;
- Disuria: solitamente compare un fastidioso bruciore alla minzione;
- Irritazione, bruciore, sensazione di disagio continua;
- Dolore durante i rapporti sessuali;
- pH vaginale nella norma, alle volte iperacido rispetto alla fisiologia (pH<3,5).

Prevenzione
Cosa possiamo fare preventivamente per evitare l’insorgenza della candida? Gli accorgimenti sono semplici e di facile applicazione:
- Indossare intimo di cotone, preferibilmente bianco, evitando pizzi, merletti e rifiniture che possono diventare un nido per gli agenti patogeni;
- Evitare di consumare dolci, zuccheri semplici, farine troppo lavorate, alcolici;
- Utilizzare un detergente intimo dedicato per la propria età e condizione di fertilità lavandosi almeno 1 volta al giorno;
- Evitare di utilizzare deodoranti intimi e profumi a livello vaginale;
- Ridurre al massimo lo stress partendo dalle sue cause;
- Cambiare frequentemente gli assorbenti e i salvaslip, optando per quelli di cotone o per la coppetta mestruale;
- Al bagno, pulirsi dall’avanti verso l’indietro e applicare le buone norme igieniche.

Trattamento
Il trattamento della candida dipende anche dal tipo di infezione in corso: difatti, vengono distinte due principali “classi”: la vulvovaginite da candida non complicata (VVCNC) e la vulvovaginite da candida complicata (VVCC).
VVC Non Complicata
Può essere diagnosticata semplicemente attraverso l’osservazione delle ife fungine nel secreto vaginale su vetrino oppure grazie ad un esame colturale. Se il pH vaginale risulta nella norma (<4,5) e si rileva un’assenza di sintomi non è indicato il trattamento.
I trattamenti topici di breve durata (singola dose o 1-3 giorni di terapia) si sono dimostrati efficaci nel trattamento della VVC non complicata e in caso di una prima infezione acuta.
I farmaci per via topica vaginale consigliati sono:
- miconazolo (farmaco topico di prima scelta);
- clotrimazolo;
- nistatina, meno efficace degli imidazolitici;
- tioconazolo;
- butoconazolo (non in commercio in Italia);
- terconazolo (non in commercio in Italia).
Per quanto riguarda la terapia orale, secondo alcuni gold standard, è consigliata l’assunzione di Fluconazolo 150 mg in singola dose: questa è da somministrare anche al partner in caso di infezione ricorrente o sintomi (solitamente associati a balanite, con prurito e microulcere a livello del glande).
VVC Complicata
In quanto complicata, appunto, non ha una semplice definizione, ma tre quadri clinici differenti:
- VVC ricorrente;
- VVC severa;
- VVC non-albicans.
VVC Ricorrente
Un’infezione da candida si definisce ricorrente quando la donna presenta episodi di infezione sintomatica 4 o più volte in un anno, e questa colpisce meno del 5% delle donne.
La patogenesi di questo tipo di VVC è poco compresa, in quanto la maggior parte delle donne non presenta particolari fattori di rischio predisponenti l’insorgere dell’infezione: nel 10-20% dei casi si osserva quindi un’isolamento di una specie non-albicans resistente agli azolitici, tuttavia i ceppi Albicans, più frequenti, sono raramente resistenti e nella maggior parte dei casi sensibili agli antimicotici.
Come si tratta?
La terapia prevede gli stessi principi attivi utilizzati per la VVC non complicata ma con una posologia prolungata: solitamente la terapia topica si effettua per circa due settimane; il fluconazolo orale 150 mg, invece, per tre volte, una volta al giorno ogni tre giorni (giorno 1, giorno 4, giorno 7). Ma questo non basta, infatti è prevista una terapia di mantenimento di 6 mesi o con clotrimazolo vaginale o sempre con fluconazolo orale.
VVC Severa
L’infezione fa così in profondità da portare ad un peggioramento estremo dei sintomi: si può trovare un eritema esteso a mappa geografica, un edema importante, escoriazioni, fissurazioni. Il trattamento prevede una terapia assimilabile a quella della VVC ricorrente, valutata sempre dal professionista di riferimento.
VVC Non-albicans
Le specie di candida di cui parlavamo in precedenza (Krusei, Glabrata, Dubliniensis…) non sono facili da curare con i normali azolitici: la Candida Krusei, infatti, è resistente al fluconazolo e nel 31% dei casi anche all’itriconazolo; la Glabrata è resistente nel 10-15% dei casi al fluconazolo e nel 50% ca. dei casi all’itraconazolo. Entrambe stanno mostrando una sensibilità diminuita al trattamento con amphotericina B, per cui il trattamento ottimale per queste specie è tuttora sconosciuto. Si tende ad applicare un trattamento prolungato (7-14 gg) con un farmaco azolico diverso dal fluconazolo: è utile nel 70% dei casi, in caso di fallimento, il trattamento con ovuli di acido borico 600 mg per 14 gg.
Vogliamo ricordare che a qualsiasi tipo di trattamento ci si debba sottoporre, è importante prendersi cura del microbiota vaginale: come? Correggendo i comportamenti di cui parliamo nella Prevenzione ed utilizzando dei fermenti lattici vaginali, che siano in crema, gel od ovuli, che vadano a riequilibrare la flora batterica vaginale fisiologica che con l’infezione è venuta meno.

E in Gravidanza?
L’infezione, se contratta in gravidanza, non viene trasmessa direttamente al bambino, ma è importante assumere al terapia anche in questo periodo: molti dei farmaci ad uso topico esterno possono essere utilizzati, in relazione alla severità della VVC, mentre è controindicata la terapia orale.
Maia spera di aver reso abbastanza chiaro il quadro generale di quest’infezione: ci teniamo a ricordare che in ogni caso la valutazione dell’infezione, la sua diagnosi differenziale e la cura devono essere effettuate e prescritte da un professionista sanitario dedicato.
Nel prossimo articolo vi parleremo della tricomoniasi, sempre con sintomi e trattamenti: per domande, dubbi o curiosità non esitate a contattarci!
A presto, Maia
Credits:
- Bolis, G. (2017). Manuale di Ginecologia e Ostetricia. II edizione, EdiSES, Napoli.
- http://www.saperidoc.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/313
*pics courtesy of the internet